Bolivia - Infraland

  • Infraland è la prima nazione indipendente fondata su un social network. Si tratta di un territorio federale disseminato su tutto il mondo: il Regno dell’Invisibile. Soltanto attraverso la fotografia infrarosso, Infraland diventa visibile in tutto il suo splendore: la Natura. 

    In un periodo storico in cui il rispetto per la Natura è un tema più che mai urgente, Infraland è un progetto fotografico-artistico-sociale che si propone di mettere in primo piano la bellezza che ci circonda e che troppo spesso viene dimenticata.

    In questo progetto, una selezione di fotografie scattate ad agosto 2019 in Bolivia. 
    La prima qua sotto è stata scatta in infrarosso da Isla Incahuasi, un’isola rocciosa composta da sedimenti calcarei marini e materiale vulcanico circondata dal Salar de Uyuni. Un enorme deserto di sale che, con i suoi 10.582 km², rappresenta la più grande distesa di sale del pianeta. È situato nei pressi della città di Uyuni, nell'altopiano andino meridionale della Bolivia, a 3.650 metri di quota.

    Uscendo dal Salar de Uyuni, il deserto boliviano continua in lunghe distese sabbiose caratterizzate da spettacolari paesaggi lunari fino alla Riserva nazionale di fauna andina Eduardo Avaroa. Una riserva naturale che si estende nella parte sudoccidentale della Bolivia con vaste distese sabbiose intramezzate da incredibili lagune. Qua, ad esempio, troviamo la Laguna Colorada che, nella seconda fotografia, viene rappresentata senza “filtri”, nei suoi colori più naturali. Questa laguna è caratterizzata da sedimenti di sale il cui colore bianco contrasta con il colore rossastro delle sue acque, dovuto alla particolare pigmentazione delle alghe.
  • Ma come mostrare ciò che è invisibile?

    La luce visibile è costituita da emissioni con una lunghezza d'onda compresa tra i 400 e i 720 nm, partendo dal colore viola dei 400nm, proseguendo nel blu, verde, giallo e arancio fino ad arrivare al rosso dei 720nm. Dopo il rosso, c'è la radiazione infrarossa e qua entra in gioco la clorofilla che, presente nel fogliame, assorbe una grande quantità di radiazione visibile e solo una piccola quantità di IR, riflettendone la maggior parte. Per “catturare” questa luce invisible, Paolo ha modificato il suo corpo macchina sostituendo il filtro IR-Cut (un filtro passa-banda dai 400 ai 700nm che ha il compito di bloccare il più possibile la radiazione infrarossa ed ultravioletta per consentire una cromia naturale delle immagini a colori) davanti al sensore con uno neutro, lasciando quindi passare qualsiasi lunghezza d’onda all’interno della macchina fotografica. Mediante l’utilizzo di appositi filtri esterni, è possibile decidere il taglio di luce che si desidera catturare realizzando così immagini dai colori surreali e, finalmente, visibili.
  • "Infraland" @ no panic studio - Torino per Graphic Days Torino

    18 Settembre 2019
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